Giuseppina Torregrossa

Adele – Borgia Editore 2008

Monologo teatrale – Premio Roma 2008 “Donne e Teatro”.

Giuseppina Torregrossa affronta la drammaturgia con straziante violenza, con poetica commozione, con lata teatralità regalandoci il monologo di un personaggio indimenticabile, capace di galvanizzare l’attenzione del pubblico sull’eterna, profonda, segreta “cognizione del dolore” di una donna.

ATTO I

Cucina piccolo borghese, un tavolo ricoperto da una tovaglia ricamata, un cesto di frutta al centro, quattro sedie, una piattaia, sulla
parete di fondo i fuochi, il lavandino, i gradini di una scala con la quale si accede al piano superiore. Un camino.

Adele ha circa sessant’anni; i fianchi abbondanti, le spalle curve, il petto grande mal trattenuto da un vestitino logoro aperto davanti,
un grembiule striminzito, rosso scuro. Ai piedi le ciabatte. I capelli, morbidi e curati, testimoniano la voglia ancora di piacere.
Emana una bellezza che il tempo e i dolori non riescono ad annullare. I movimenti sono morbidi e sinuosi, persino sexy. L’aspetto fisi -
co suggerisce l’idea di una donna vinta che è stata piacente. Parla con ritmo nevrotico, compulsivo. C’è nel tono della voce una lieve
traccia di follia. È una vittima con una personalità che ondeggia tra disperazione e sadismo.
Si muove tra i mobili della cucina, mette a posto i piatti, asciuga le pentole, attizza il fuoco nel camino, muove le mani ripetutamente,
come se avesse un tic. Le porta spesso ai capelli per riavviarli, ogni tanto si copre il viso con le mani aperte. Sembra che voglia scacciare dei pensieri molesti dalla sua testa e muove le labbra in continuazione, come se pregasse sottovoce, a tratti parla da sola.

“Sono le dieci; Chissà magari dorme… bah, speriamo che la Madonna mi fa la grazia e me lo fa trovare alluppiato, che ronfa a pieno sonno”
Tende l’orecchio e rassicurata dal silenzio continua a parlare da sola
“Ciccio oggi non è venuto, si vede che il desiderio di vedere a sua madre non ci spercia…”
Poi rivolta verso il vuoto, come parlando ad una interlocutrice immaginaria
“Mamma, che dici che è con la zita! A quello la bocca ci fete ancora di latte…”
Si avvicina alle scale e tende di nuovo l’orecchio e ancora verso un’ interlocutrice immaginaria
“Si mamma, vero è che è mio marito, ma proprio tu che non volevi che mi maritassi…”

Voce maschile dal fondo: «Adeli’, che fai ? non vieni?»
Adelina si porta le mani alla testa
“Bedda madre, ancora mi chiama! Non lo posso più sentire! Se penso quello che mi aspetta…
Fa una pausa e tende l’orecchio in attesa di qualcosa
Voce dal fondo: «Adelinaaaaaaa!»
“Di nuovo! Che fa il sonno non ci può questa sera?”
Si dirige verso le scale “Vengo, finisco e vengo”
Parlando a se stessa “Fai piano cretina, può essere che se non sente rumore si addormenta”