Giuseppina Torregrossa

Il conto delle minne – Mondadori 2009

Il conto delle minne dev’essere pari: due seni e due dolci per ogni fanciulla…

Ogni anno, il cinque di febbraio, nonna Agata vuole accanto a sé la nipote Agatina per insegnarle i segreti della preparazione dei dolci in onore della santa di cui entrambe portano il nome. Mentre impastano le cassatelle a forma di seno, le minne, la nonna racconta il martirio della Santuzza, cui il crudele console Quinziano, non sopportando di sentirsi respinto, fece tagliare le mammelle. La vicenda drammatica e spaventosa offre l’ occasione per mettere in guardia la nipotina su una delle regole del mondo maschile: «… Devi sapere che gli uomini, se non ci provi piacere quando ti toccano, si sentono mezzi masculi, ma guai a te se ci provi piacere, perché allora ti collocano tra le buttane».

Questo è solo uno dei tanti avvertimenti, proverbi, consigli che – insieme alla ricetta delle cassatelle – nonna Agata lascia in eredità alla nipote, ingredienti indispensabili a fare di lei una donna. E proprio da qui, dal profumo di ricotta e cioccolato che pervade la cucina dove Agatina ascolta rapita lu cuntu, il racconto della nonna, parte la rievocazione della grande storia di due famiglie siciliane e delle loro donne fiere o meschine, timide o focose. È la voce della più giovane, Agatina, ad accompagnarci lungo un secolo di storie a conoscere le nonne, le bisnonne, le zie; per ciascuna di loro le minne che portano sul petto hanno un significato speciale: grandi o quasi assenti, aride o feconde, amate senza pudore o trascurate da uomini disattenti, sane o ammalorate, esse diventano la chiave per svelare i più intimi segreti della loro femminilità, del loro orgoglio, del loro straordinario potere o della sottomissione alle dure leggi del mondo maschile.

Il conto delle minne – non si stancava di ripetere nonna Agata – dev’essere pari: due seni, e due dolci, per ogni fanciulla. Ma la vita è imprevedibile e il seno, morbido viatico di gioia e nutrimento, può celare in sé anche la malattia e il disamore: i conti, allora, potrebbero non tornare…

Da Catania a Palermo, cullati da una lingua saporosa e da uno stile veloce, fresco come i racconti che le donne si scambiano, non udite, mentre impastano e conzano cibi e destini per i loro uomini affamati, giungiamo a seguire con trepidazione i passi della protagonista: crescendo Agatina dimenticherà di portare con sé, come i luminosi sassolini di Pollicino, gli insegnamenti delle sue ave, e dovrà trovare con fatica e molto coraggio una strada tutta sua per una femminilità matura.